Più di una volta mi sono trovato a parlare del destino e di quella che è la mia opinione in proposito. Si tratta di un'opinione ambivalente. Da un lato io penso che le cose vadano così come devono andare, che la nostra dimensione temporale sia tale solamente perché vissuta dal nostro punto di vista, e che se fosse osservata con uno sguardo differente rivelerebbe immediatamente l'avvenire e il passato. In poche parole quello che è, avviene nel modo in cui avviene e non potrebbe avvenire altrimenti. D'altro canto noi umani sappiamo solo quello che viviamo nel nostro momento presente, quindi abbiamo la sensazione di decdere per questa o per quella direzione. Ma tutto è già scritto. Credo.

Ma poi dubito, perché più di una volta mi sono trovato a percepire la netta sensazione che dalla mia decisione dipendeva ciò che sarebbe accaduto in seguito. Come se il destino per un momento avesse affidato a me le chiavi della macchna. Diciamo che le cose tendono in una certa dirzione, e poi sta a noi scegliere se assecondarle o meno. A volte la direzione verso cui tendono ci è segnalata da una serie di fattori che è difficile ignorare. Ad esempio, se dovessi andare a Roma per motivi di lavoro e scoprissi che proprio il giorno dopo a quello previsto per il mio arrivo è il compleanno di una certa persona, e se poi scoprissi che il luogo in cui mi devo recare guarda caso sta a pochi metri dalla casa di quella stessa certa persona beh, direi che il destino sembrerebbe abbastanza segnato. Manca solo la volontà. Un po' come dire, io destino ti preparo la torta, ma poi nel forno ce la devi mettere tu.
Il fatto che l'umanità fa l'amore come essa, presso a poco, fa tutto, cioè stupidamente e inconsciamente, non impedisce che il suo mistero continui a mantenere la dignità che gli corrisponde.
J. Péladan

Nell'amore si compiono i gesti senza riflettere, e il suo mistero non è chiaro se non a un'infinitesima minoranza di esseri. Nella folla innumerevole degli esseri dal volto umano vi sono ben pochi uomini: e, in qesta selezione, pochissimi sono quelli che penetrano il significato dell'amore.
C. Mauclair
Les amants s'appartiennent de droit divin, malgré les lois et les conventions humaines.
N. Chamfort, tratto da A. Schopenhauer
Incidere: Composto della particella in, che indica un movimento diretto verso l'interno di qualcosa e caedere, tagliare. Praticare un taglio duraturo all'interno di un oggetto solido.

Recidere: Composto di re, particella iterativa che a volte ha un valore intensivo e caedere, tagliare. Tagliare con forza, definitivamente e con decisione.

Decidere: Composto di de, particella che denota allontanamento, separazione, oppure il compiersi di un'azione e di caedere, tagliare. Risolvere, definire una questione.

E come disse il saggio ma come me cronicamente depresso Johan Edlund:
It's about time we all get out and vote for love.
Man bleibt
wie im Herbst
an die Bäume
die Blätter.

Il nemico è lì, oltre la collina. Spara Juri, spara cazzo!
Secondo quella che è l'opinione generale, il compito della scuola dovrebbe essere quello di preparare i ragazzi all'ingresso nella vita adulta, fornendo loro 1) quante più possible conoscenze e nozioni teoriche, 2) educandoli alla conoscenza e al rispetto di quelle regole che caratterizzano a vita al di fuori delle mura scolastiche.
Per quello che riguarda il punto 1 non ci sarebbero problemi, mentre a poposito del punto 2 c'è una enorme contraddizione che non in molti notano, almeno nessuno con cui mi sia capitato di parlare. Sto parlando del fatto che le coloro i quali sono preposti a tale compito sono per il 90% persone che non sono MAI uscite dalla scuola. Elementari, medie, liceo, università e poi scuola, dall'altra parte della cattedra. E si chede che a insegnare a vivere fuori dalla scuola siano persone che non hanno mai affrontato altro che libri, esami e professori.
Beh, cheddire, in una cultura in cui si ritiene normale che a dare consigli su sesso e matrimonio siano persone che hanno fatto voto di celibato e castità, queste contraddizioni è difficile che vengano notate.